«Participio futuro»: l’antropologia nell’aura del futuro

Recensione
Massimo Angelini
Participio futuro: Dalla terra alla bellezza, per tornare al simbolo
236 pp. – €12.00
ISBN: 978-88-98187-28-7
Pentàgora, 2015

Participio-Futuro-Angelini

Il participio futuro é un tempo verbale o – per prendersi una licenza poetica – un «tendere» del verbo verso quanto non sia ancora completamente in esistenza, ma il cui contorno possa già intravedersi. Così la parola «venturo» indica «ciò che sta per venire»; il «futuro» quanto «sta per essere» o ancora la «natura» quello che «sta per nascere» (e dunque il principio della vita, la disposizione al vivere, il venire-in-essere). Il participio futuro, in altre parole, abita l’aura di ciò che non é ancora, ma la cui presenza può essere in qualche modo avvertita – al punto da poter essere afferrata linguisticamente in un tempo verbale. Nella formulazione poetica che ne offre Angelini:

Il participio futuro non indica ciò che sarà, ma ciò che sta per essere, che é imminente, che non é ancora eppure già partecipa dell’essere, indica ciò che é prossimo e già se ne intravede l’abbozzo, la traccia, il segno. Nascituro non é chi nascerà, ma chi sta per nascere, chi é prossimo a nascere e la cui nascita, perciò, é gia inscritta nel presente: è chi é già oggi con noi compresente. L’albero che ancora non é spuntato é il participio futuro del seme germinato dal quale sta per prendere vita e forma. La casa prefigurata nel progetto é il participio futuro delle fondamenta da poco gettate. Ogni cosa della quale intravediamo la realizzazione é il participio futuro di ciò che oggi l’annuncia e già la prepara (p. 67).

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