In Pasto al Capitale

politica economica

“Luigi Russi spiega in maniera semplice quanto rigorosa … le tappe attraverso le quali si è giunti alla finanziarizzazione del cibo”
~ Andrea Baranes

È  difficile cogliere l’abisso tra le esperienze che del cibo possiamo trarre dal quotidiano, e la rappresentazione che ne viene adottata all’interno dell’esoterico mondo della finanza. Ciononostante, la finanza informa ed influenza una moltitudine di aspetti del vivere, che risulta sovente difficile far risalire ad essa. Uno di questi aspetti è proprio il cibo. Il cibo rappresenta infatti l’ultima frontiera ad essere allineata alle logiche del calcolo finanziario, che costituiscono ormai una nuova lingua franca in grado di accomunare tanto le piazze di scambio quanto i consigli di amministrazione aziendali. Ne In Pasto al capitale – traduzione italiana dell’originale inglese Hungry Capital – cerco di sviscerare questi collegamenti, al fine di trasmettere al lettore una comprensione di base del complicato fenomeno della finanziarizzazione del cibo, quale stimolo per una cittadinanza ed un consumo consapevoli.

Dal retro di copertina

In pasto al capitale (Castelvecchi, 2014)
In pasto al capitale (Castelvecchi, 2014)

Gli ultimi trent’anni hanno inaugurato un periodo in cui è aumentata, in maniera senza precedenti, la capacità del capitale finanziario di condizionare un numero crescente di aspetti del vivere quotidiano. Il mondo del cibo è uno di questi, sfigurato da cicatrici difficili da rimarginare. Le conseguenze sono pesanti: la crisi dei prezzi alimentari del 2008, il pugno di ferro dei giganti della distribuzione che occupano le filiere, la devastazione ecologica disseminata da reti globali di approvvigionamento, il furto di terre nel nome dello sviluppo. In pasto al capitale presenta un’analisi accessibile, e al contempo rigorosa, dell’impatto che il sistema finanziario esercita sull’economia del cibo a vari livelli: partendo dalla speculazione sulle derrate alimentari fino alle intricatissime filiere messe in piedi da produttori e supermercati. Ad ogni passo, la finanza fa sprofondare il cibo in un circolo vizioso volto ad accumulare profitti su profitti e colonizza il rapporto tra esseri umani e natura su cui si regge l’agricoltura. Il risultato finale è un Leviatano dai piedi d’argilla, che si tiene unito a stento. E che lascia sul terreno innumerevoli vittime: la vitalità dell’ecosistema, la resilienza dell’agricoltura e l’esistenza stessa dei contadini.